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L'Universo Elettrico

Introduzione

Per quanto ne sappiamo la natura è dominata da quattro forze di interazione. Una di queste è la forza elettromagnetica che è di quasi 40 ordini di grandezza superiore rispetto alla forza di gravità. Malgrado questo, per una strana serie di combinazioni storiche, tra cui ci mettiamo la prematura scomparsa di Clerk Maxwell - il più grande scienziato mai esistito, così come lo definì anche Einstein - da quasi un secolo si crede che l'universo sia dominato dalla forza gravitazionale.
Un gruppo di scienziati e ricercatori indipendenti, ormai da diversi anni lavora per diffondere l'idea che la forza principale che governa il cosmo è invece quella elettromagnetica e non quella gravitazionale, sembra infatti che le scienze del plasma e delle correnti elettriche possano spiegare molti, di quelli che l'astrofisica considera misteri irrisolti.

Storia

All'inizio del 1900 il fisico norvegese Kristian Birkeland fece diverse spedizioni per studiare le aurore boreali. In seguito viste le difficoltà pratiche di tali missioni, attrezzò un laboratorio in cui, nei suoi esperimenti era riuscito a riprodurre le condizioni per la formazione delle aurore polari. Con i suoi apparecchi tra cui la famosa "terrella" riuscì a dimostrare come si formano le aurore, la luce zodiacale e altri fenomeni come le fasce di Van Allen e le correnti ad anello. Birkeland aveva capito che il Sole fornisce la corrente elettrica (che oggi chiamiamo vento solare) per alimentare le aurore, in'idea condivisa indipendentemente anche da Nikola Tesla. Lo scienziato norvegese scopri anche che le correnti nel vuoto si propagano a coppie, attorcigliandosi su se stesse, un tipo di correnti che ha preso oggi il suo nome in letteratura scientifica, ovvero correnti di Birkeland.

Il lavoro di Birkeland è stato la base per la nascita del modello cosmologico alternativo a quello del big bang, suggerito negli anni sessanta dal fisico e premio Nobel Hannes Alfvén. Gli esperimenti condotti da Anthony Peratt e Winston H. Bostick, entrambi fisici del plasma e il confronto con i lavori di altri fisici come Irvin Langmuir e altri, negli stessi anni fece nascere l'idea dell'Universo al plasma. Bostick nei suoi esperimenti in laboratorio era riuscito a simulare molti oggetti astrofisici che oggi osserviamo nelle immagini del telescopio spaziale Hubble.

 

Simulazione di galassie, aurore, getti cosmici e nascita di galassie con dispositivi al plasma (Bostick).

 

La teoria dell'Universo Elettrico si fonda sul retaggio dell'Universo al plasma. Un team di scienziati americani, tra cui fisici e ingegneri hanno fondato il Thunderbolts Project col fine di analizzare con spirito critico i risultati delle nuove scoperte in campo astronomico reinterpretandole secondo le leggi elettromagnetiche del plasma che governano i diversi processi nello spazio.

Concetti di base

La teoria dell'Universo Elettrico si basa sulla premessa che lo spazio è composto dal 99% di plasma, il plasma può esistere in diversi stati, se i livelli di energia sono bassi rimane in forma invisibile. Il plasma è un conduttore ed è pertanto percorso da correnti elettriche che però si evidenziano solo se ne mezzo spaziale c'è della materia ad esempio polvere o gas.

 


Videoclip: Correnti elettriche nello spazio significano Universo Elettrico (sottotitoli in italiano)

 

La principale caratteristica della teoria dell'Universo Elettrico è la sua relativa semplicità e la capacità di spiegare i fenomeni cosmici con chiarezza senza avere bisogno di nuova fisica o nuove strane particelle. Le evidenze cosmiche possono essere riprodotte in laboratorio così come dovrebbe prevedere quello che è chiamato 'il metodo scientifico' di cui molti scienziati sembrano essersene dimenticati.

Se si confrontano alcune immagini del cosmo con alcuni semplici esperimenti da laboratorio è facile trovare delle somiglianze sbalorditive.

 

 

I resti della supernova 1987a, a confronto con un esperimento di laboratorio coi tubi di Crookes (plasma)

 

 

La corona solare (SOHO), a confronto con una scarica elettrica Kirlian.

La teoria dell'Universo Elettrico cerca di spiegare (e sembra riuscirci) quelli che sono i misteri più grandi e controversi del cosmo come: la materia e l'energia oscura, la temperatura della corona solare, le scariche elettriche che si osservano sui satelliti di Saturno e Giove (o sulle comete), l'esistenza del gravitone, l'inconsistenza delle onde gravitazionali, l'effetto di lente gravitazionale...

 


Videoclip: la nostra visione dell'Universo potrebbe cambiare per sempre (sottotitoli in italiano)

 

La bellezza della teoria dell'Universo Elettrico, a differenza della teoria gravitazionale predominante è che mantiene un collegamento con la realtà dei processi fisici osservati. Attualmente quando non si riesce a spiegare un fenomeno si inventa un nuovo termine e si propongono tutte le teorie matematiche possibili per spiegarlo. La verifica della teoria dovrebbe poi avvenire in un processo di sperimentazione, ma siccome è impossibile riprodurre in laboratorio qualcosa che non esiste (come la materia oscura, poichè è un'invenzione) si creano modelli computerizzati che ne confermino l'esistenza. In sostanza il metodo Galileiano in questo processo sembra essere stato progressivamente dimenticato.

L'immagine dell'Universo Elettrico coinvolge non solo la cosmologia, ma anche la geologia la geofisica la paleontologia e l'archeologia. Tutti i concetti sono difficilmente riportabili su una singola pagina. Se si vuole approfondire questa interessante teoria si può visitare il loro sito (in lingua inglese).

U.E. e Raggi cosmici

Qualunque siano le leggi che governano il cosmo, dal punto di vista della fisica dei raggi cosmici a terra, gli effetti non cambiano, che sia un buco nero ad accelerare le particelle nel cosmo o una scarica di un plasmoide, per noi non fa molta differenza. Del resto l'origine e l'accelerazione dei raggi cosmici fanno parte di quegli annosi misteri. La teoria UE in effetti prevede che i raggi cosmici siano trasportati e quindi accelerati dalle correnti di Birkeland.

Alfven a suo tempo aveva già ipotizzato il meccanismo di accelerazione con il suo circuito elettrico solare di cui abbiamo fatto cenno nell'ultima newsletter, alla luce della nuova scoperta delle sonda Cassini. Questo scienziato ha dimostrato formalmente come, secondo la sua ricerca, tutti i raggi cosmici sono prodotti dalle stesse particelle solari che sono accelerate ai confini dell'eliosfera e spinte a rientrare nel sistema solare stesso.

I raggi cosmici registrati in prossimità del nostro pianeta possiamo classificarli principalmente in tre o quattro gruppi.

GCR: Sono i raggi cosmici veri e propri, che provengono molto probabilmente dall'esterno dell'eliosfera, hanno uno spettro molto vasto sia nel tipo di particelle sia nel loro range di energia (dai GeV agli EeV)

UHECR: Fanno parte dei GCR, hanno energie molto elevate (EeV e oltre) e si presentano con frequenza molto inferiore

SCR: Sono i raggi cosmici solari, la loro energia è bassa (pochi Gev) rispetto a quella dei raggi cosmici galattici.

ACR: Sono raggi cosmici prodotti all'interno dell'eliosfera, si pensa che siano prodotti da ioni neutri che si ionizzano attivati dalla radiazione UV o X solare (o altri processi), in seguito, essendo ionizzati il vento solare - che è una corrente elettrica - li trasporta ai confini dell'eliosfera, nella zona di confine che si pensa esistere tra il sistema solare e lo spazio interstellare denominata 'termination shock'. Questi ioni sono poi accelerati da processi non ancora chiari e rientrano all'interno del sistema solare. Sono identificabili perchè son composti da ioni ad alto potenziale di ionizzazione, tipicamente elio (He+), ossigeno (O+) e neon (Ne+) e hanno un range di energie piuttosto inferiore rispetto ai GCR.

 


Il meccanismo di formazione degli ACR

 

I raggi cosmici ACR si identificano bene solo dallo spazio, tuttavia nello studio dei dati di Cassini non si fa cenno alle misure di queste particelle, mentre sono stati analizzati gli atomi neutri. In realtà, uno studio dimostra che questi atomi neutri non siano altro se non gli ACR, i quali riacquistano la neutralità con l'interazione tra altre particelle ai limiti dell'eliosfera (il cane che si morde la coda).

Ultimamente le sonde IBEX, Cassini e Voyager hanno prodotto una immagine dell'eliosfera di forma circolare e simmetrica, si è capito perché le particelle impiegano lo stesso tempo ad arrivare sia dal fronte, sia dalla coda. Una forma per l'eliosfera completamente diversa da quella pensata finora che prevedeva un fronte arrotondato e una coda allungata (molto simile a una cometa).

Il fisico Wallace Thornhill, membro e consigliere del Thunderbolts Project sostiene che i dati di queste sonde suggeriscono che l'eliosfera dovrebbe essere simile a una di quelle nebulose planetarie come la M2-9, ovvero una stella centrale (il Sole) con due cilindri di plasma (plasma sheat, foto in basso). Probabilmente molte stelle sono caratterizzate da questa struttura, il fatto che le vediamo solo in alcune (classificandole come nebulose planetarie) dipende dallo stato del plasma che in regime di bassa energia non è visibile.

 

Sopra il circuito elettrico solare di Alfvèn e sotto la nebulosa planetaria M2-9

 

Secondo Thornhill, il fatto che i raggi cosmici ACR non siano stati registrati da IBEX e che la stessa sonda abbia invece riportato strane misure (già nel 2009), di un "nastro" di raggi cosmici ad alta energia perpendicolare al piano interstellare, è la prova che queste particelle sono trasportate dalle correnti elettriche nel cosmo e che probabilmente (riprendendo l'idea di Alfvèn) molti di quelli che chiamiamo GCR provengono anch'essi dai confini dell'eliosfera.

 

Nebulosa Formica

 

Insomma, la comprensione della natura dell'eliosfera è una questione complessa per gli attuali limiti tecnologici e probabilmente sarà chiarita solo da future misure di altre sonde che progressivamente si dirigeranno verso l'esterno del sistema solare.
Appare però evidente che avere un quadro chiaro della struttura dell'eliosfera darebbe un importante contributo, sia per scoprire la provenienza dei raggi cosmici, sia per confermare la natura elettrica del nostro Universo.

 

M.A.

 

 

 


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Fonte: Science Alert


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