Nonostante il Sole stia progressivamente diminuendo la sua attività periodica (di circa 11 anni), l'11 novembre è stata osservata un'eruzione solare molto potente, di classe X5.1, con un picco intorno alle 10:04 UTC. In seguito all'eruzione, sono state osservate onde d'urto sulla superficie solare che si irradiavano dalla regione attiva. A questo evento ha fatto seguito, meno di un'ora dopo, l'osservazione di una CME (emissione di massa coronale) da parte degli strumenti coronografi LASCO e CCOR-1, rispettivamente a bordo dei satelliti SOHO e GOES-19. Le osservazioni iniziali mostravano una velocità iniziale di circa 1500 km/s, con un arrivo stimato sulla Terra per la sera del 12 novembre o per il mattino presto del 13 novembre [ESA].
Eruzione solare dell'11 novembre
Le eruzioni solari (solar flare) producono getti di protoni accelerati che possono raggiungere energie nell'ordine dei GeV, questi sono veri e propri raggi cosmici solari che si muovono quasi alla velocità della luce e raggiungono la Terra in poche decine di minuti producendo disturbi radio.
La massa di plasma prodotta dal CME è invece ciò che sconvolge la magnetosfera terrestre causando appunto le tempeste geomagnetiche e tipicamente questi eventi aumentano il campo magnetico interplanetario deviando i raggi cosmici galattici. I CME impiegano in media 36 ore per raggiungere la Terra, ma in questo caso la velocità del plasma solare era molto elevata riducendone notevolmente il tempo di arrivo. Dal grafico si può notare che sia il picco del flusso di protoni, sia l'indice di perturbazione geomagnetica (kp), hanno raggiunto il massimo il 12 novembre (media giornaliera).
Effetti della tempesta solare sulla rete ADA
Le tempeste solari possono avere effetti devastanti per i satelliti in orbita alla Terra e anche alle linee di distribuzione elettriche. Mentre i raggi cosmici solari prodotti dai brillamenti possono avere effetto anche sulle forme viventi del nostro pianeta. Dal punto di vista dei raggi cosmici galattici, i CME provocano quasi sempre una diminuzione del flusso misurato al suolo, per via della barriera magnetica che il plasma solare trasporta con se, ciò è conosciuto come effetto Forbush (Dal fisico americano Scott Forbush). Nella rete di ADA e in tutti i rivelatori di raggi cosmici sulla superficie terrestre, a volte questa diminuzione può essere più o meno evidente, con picchi fino al 20% di diminuzione. Durante questo evento, nella maggior parte dei nostri rivelatori si è potuta notare una sensibile diminuzione del flusso.
L'andamento dei raggi cosmici nei giorni dal 9 al 14 novembre in cui si può notare il calo repentino nel flusso.
La diminuzione è stata osservata persino nel rivelatore di radioattività ambientale (D06) che non è progettato specificatamente per i raggi cosmici, ma come è noto circa il 15% di radiazione ionizzante del fondo naturale è dovuta alle particelle cosmiche. Il segnale più chiaro dell'effetto forbush è stato misurato nel Nord Italia e nel rivelatore di Reykjavic in Islanda.
L'andamento dei raggi cosmici nel Nord Italia e in Islanda a confronto con i dati solari.
Nei rivelatori situati al Centro e Sud della nazione, l'effetto è evidente ma sembra in ritardo rispetto a quelli più a Nord. Questi dati sono comunque da considerare preliminari e potrebbero essere necessari approfondimenti con una integrazione oraria piuttosto che giornaliera.
L'andamento dei raggi cosmici in alcuni rivelatori in Italia e in Islanda a confronto con i dati solari.
Le aurore alle nostre latitudini
Queste tempeste sono sempre gradevolmente attese perchè possono regalare la vista di aurore polari anche alle nostre latitudini. Ci sono state diverse segnalazioni e alcuni fotografi hanno avuto la fortuna di immortalare delle stupende aurore rosse dal Nord Europa e anche dalle zone montuose del nostro paese.
Taken by Swiss Obsever on November 11, 2025 @ Switzerland, repost of Faulensee, Spiez, Fluelen (credit to the photographer @ Metro Schweiz).
La radiazione spaziale a bordo di Artemis II 18.04.2026
Al di là dell'orbita terrestre, gli astronauti si trovano ad affrontare le particelle ionizzanti cosmiche che consistono in tre pericoli sovrapposti: particelle intrappolate nelle fasce di Van Allen, particelle da eventi solari (SPE) e i raggi cosmici galattici (GCR) provenienti dall'esterno del sistema solare. Artemis II ha viaggiato nella fase di instabilità successiva al massimo del Ciclo Solare 25, il che crea un certo paradosso: il fondo costante di raggi cosmici galattici è leggermente inferiore in prossimità del massimo solare, ma la probabilità di una tempesta solare dirompente è maggiore...
Newsletter 21 21.12.2025
Da oggi, nell'area dedicata è disponibile la nuova newsletter:
Scoperta una possibile origine dei raggi cosmici ultra-energetici 15.05.2026
L’Osservatorio cinese LHAASO potrebbe aver identificato una delle sorgenti dei raggi cosmici più potenti della Via Lattea. La ricerca si concentra sul cosiddetto “knee” (“ginocchio”) dello spettro dei raggi cosmici, una regione energetica ancora poco compresa. Secondo i dati raccolti, i microquasar sarebbero capaci di accelerare protoni fino a energie di 1 petaelettronvolt (PeV). Questi sistemi agirebbero quindi come giganteschi acceleratori naturali di particelle. I raggi cosmici sono particelle ad altissima energia provenienti dallo spazio profondo, composte soprattutto da protoni e nuclei atomici. Studiare la loro origine è una delle grandi sfide aperte dell’astrofisica moderna. Il problema principale è che i campi magnetici dell’universo deviano le particelle, cancellando le tracce della loro provenienza. Per questo gli scienziati usano raggi gamma e neutrini come “messaggeri” indiretti delle sorgenti cosmiche. LHAASO, situato ad alta quota in Cina, è oggi uno degli strumenti più avanzati al mondo per osservare questi fenomeni estremi...

Fonte: The Innovation
Il libro AstroParticelle
26.09.2013 - Un viaggio scientifico tra i raggi cosmici raccontato attraverso la storia, le invenzioni i rivelatori e gli osservatori; senza trascurare gli effetti che essi producono coinvolgendo numerose discipline scientifiche tra cui astrofisica, geofisica e paleontologia.
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